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L’insicurezza delle Alpi occidentali nel secolo III. Evidenze numismatiche e questioni di metodo
Ettore Bianchi

Il secolo III dell’era volgare fu un tempo d’instabilità politica e di turbamento economico, durante il quale numerosi gruzzoli di monete romane furono sotterrati per precauzione. Questa tendenza riguardò, tra l’altro, le alture della catena alpina occidentale, che separano il bacino del Rodano e quello del Po. Le più recenti delle monete trovate in ciascuno di questi «tesori» segnalano anche la data più prossima all’occultamento. Nel campione utilizzato per la presente ricerca, la maggior parte delle monete fu deposta durante l’epoca piena di contrasti che va dalla fine della dinastia severiana, nel 235 d.C., all’avvento di Diocleziano, nel 284. In effetti, i cittadini benestanti nel mondo romano
erano soliti seppellire i propri risparmi per una varietà di motivi, ad esempio per proteggerli quando la situazione era incerta; ciò che sorprende è che, in ultima analisi, molta gente non tornasse più indietro a riprendere i fondi che aveva accantonato. Le precise circostanze in cui questo notevole spreco di ricchezza poté avvenire hanno dato luogo a un vivace dibattito.
Gli storici e gli archeologi, in passato, hanno abitualmente supposto che i gruzzoli fossero andati persi durante momenti d’irrequietezza militare, mentre il paese era tormentato da improvvisi ammutinamenti di soldati o da violente distruzioni per opera di razziatori esterni; questo genere di minacce potrebbe aver costretto alcuni possessori di tesoretti a fuggire; altri forse furono ammazzati e solo pochi ebbero la possibilità di ricuperare i propri depositi.
Tuttavia c’è un’imbarazzante evidenza di «ripostigli senza orde»: per quel che riguarda le Alpi occidentali, solamente una volta, nel biennio 259-261, l’area fu messa a sacco da invasori barbarici e nessun usurpatore potenziale rivendicò la porpora imperiale lassù, a dispetto di ben 158 gruzzoli riportati alla luce finora.
Secondo gli autori più recenti, che preferiscono attenuare il legame tra la pratica di formare ripostigli e l’attività bellica, nel corso del secolo III furono nascoste monete d’argento su scala assai più larga che in precedenza, per risposta alla continua perdita di valore delle nuove emissioni; se una piccola porzione delle vecchie monete fu lasciata sotto terra, ciò avvenne perché esse furono dimenticate, per svista, malattia o morte naturale del titolare. Ovviamente, un crescente numero di ripostigli originari, a fronte di un tasso costante e modico di non ricupero, avrebbe comportato un automatico incremento nella proporzione di ripostigli perduti. Purtroppo, tale ipotesi è debole e difficilmente comprovabile, poiché di norma, in congiunture d’inflazione sostenuta, la massa dei risparmiatori non esita a sbarazzarsi di monete che vanno svalutandosi ogni giorno, preferendo cambiarle con beni durevoli, proprietà immobiliari o lingotti di metallo prezioso.
Con buona pace delle opinioni correnti, pare che i gruzzoli monetali raccontino tutta un’altra storia. È ben noto come il brigantaggio ai danni delle tenute private e lungo le strade principali fosse una piaga che tormentava in lungo e in largo le compagini rurali antiche, sia nelle Alpi occidentali, sia in altre aree pericolose. Tale pratica sociale era indizio di un profondo malcontento degli schiavi e dei contadini poveri contro l’ordine costituito. Particolarmente nelle Gallie del secolo III, a causa delle azioni armate di banditi indigeni e di analoghi ribelli, chiamati Bagaudi, i saccheggi, i sequestri di persona e le uccisioni furono all’ordine del giorno; perciò molti proprietari terrieri e mercanti romani rimasero terrorizzati, al punto di scappare frettolosamente, anche lasciando indietro mucchi di monete in precedenza sepolte.


Turmoil in the Western Alps during the Third Century. Numismatic Evidences and Methodological Questions - The 3rd Century AD was characterized by political instability and economic turbulence, therefore a high number of Roman coin hoards was buried not to be lost. Such a trend, concerned also the highlands close to the Western Alpine chain, dividing the Rhodanus and Po valleys. The most recent coins found in each of these buried «treasures» also mark the nearest period to the hiding date. In the sample used for this research, coins were deposited mainly during the vexed age between the end of Severian Dynasty, in 235 AD, and the proclamation of Diocletian, in 284 AD as emperor. Actually, middle-class citizens in the Roman world were accustomed to burying their savings for different reasons, e.g. for caution when times were uncertain. The surprising thing is that, in the end, many people never came back to regain the funds which they had set aside. The exact circumstances for this massive waste of money has given rise to a lively debate.
Historians and archaeologists, in the past, used to think that hoards were missed during times of military turbolences, while the country suffered from sudden mutinies of troops or violent destructions by foreign raiders. This kind of threats would compel some owners of treasures to flee away; maybe others were killed, and only a few had the possibility to recover their deposits. However, there is a huge deal of «hoards without hordes»: with regard to the Western Alps, only once, in 259-261 AD, the region was ravaged by barbarian invaders and no potential usurper competed for the Imperial purple over there, in spite of 158 hoards discovered up to now.
According to present-day authors, which prefer to lose the link between hoarding and warfare, during the 3rd Century silver coins were hidden on a larger scale than before, in response to the continual depreciation of new coins. If a small part of these old coins were left underground, it was simply because they were forgotten, due to inadvertence, illness or natural death of the owner. Obviously the rising number of original hoards, in front of a constant and small unrecovery rate, would have involved an automatic rise in the proportion of hoard-losses. This hypothesis is, however, weak and difficult to proof, since, as a rule in times of high inflation, the savers do not hesitate to get rid of coins which are falling daily in value; they choose rather to change them into durable goods, properties or lingots. Despite current opinions, it seems more likely that the hoards tell another history. As everybody knows, brigandage upon private estates and along main roads was a very common threat in ancient rural societies not only in the Western Alps, but also in other dangerous areas. Such a social practice was a symptom of sharp dissatisfaction by slaves and poor peasants against the establishment. Particularly in the Gallia of the 3rd Century, due to armed thieves and other local bandits, called Bagaudae, pillages, rapes and massacres were extremely common. Therefore many Roman landlords and merchants were frightened to the point of running away, even if they left behind lots of previously buried coins  .