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La figura di
Attila riguarda tanto la storia antica (e l’archeologia) quanto il mondo dei
simboli e l’immaginario collettivo. Interpretato positivamente per ovvi motivi
nazionalistici da Ungheresi e Tedeschi, fu esecrato da Italiani e Francesi in
occasione di guerre. È universalmente noto il legame con Aquileia, che sarebbe
stata da lui totalmente e definitivamente distrutta - dopo un assedio di tre (!)
anni che un codice di Mersenburg riduce persuasivamente a tre giorni – il 18
luglio del 452. Un’eco della duplice natura, positiva e satanica, di Attila si
ha nel ritratto sulle medaglie che riflette una duplice iconografia. Fin
dall’alto Medioevo si sono cercate con l’archeologia prove del passaggio di
Attila. Un caso esemplare è quello delle vergini (undicimila!) compagne di
sant’Orsola che egli avrebbe fatto uccidere a Colonia. A partire dagli storici
locali friulani dell’umanesimo fino ai manuali dei giorni nostri non è stata mai
messa in discussione la distruzione di Aquileia, tanto che spesso tracce di
incendio venivano disinvoltamente attribuite alla distruzione attilana. Recenti
lavori di ripulitura del sito delle mura così dette a zigzag di Aquileia
effettuati dalla Società Friulana di Archeologia hanno permesso di datare
definitivamente – sulla base della tecnica costruttiva - la loro costruzione al
periodo bizantino ovvero in un momento successivo alla seconda guerra gotica. Da
ciò e da una riconsiderazione dei materiali di recenti scavi emerge che la città
non fu certo abbandonata, ma visse un’intensa fioritura nel corso del tardo V e
soprattutto del VI secolo. Si smentisce così una vulgata che è più letteraria
che storica.
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